Salta ai contenuti. | Salta alla navigazione

Strumenti personali
Fatti riconoscere
Sezioni
Tu sei qui: Home Documenti Output finali Reti di monitoraggio agro-ambientale

Reti di monitoraggio agro-ambientale

Secondo la direttiva 2001/18/CE, il monitoraggio ambientale di effetti connessi al rilascio di OGM deve essere condotto in due modi diversi:

  • monitoraggio caso-specifico (CSM), per confermare che le ipotesi elaborate nella valutazione del rischio ambientale relative al verificarsi e all'impatto di potenziali effetti negativi dell'OGM o del suo impiego sono corrette;
  • sorveglianza generale (GS), che viene utilizzata per individuare il verificarsi di effetti negativi dell'OGM o del suo impiego che non siano stati anticipati nella valutazione del rischio ambientale.
Una componente importante della sorveglianza generale dovrebbe essere tenere in considerazione e utilizzare anche le attività di monitoraggio ambientale già esistenti negli Stati membri (così come sottolineato dalle linee guida EFSA del 2011).
Nell'ambito del monitoraggio, la sorveglianza generale finora si è dimostrata essere piuttosto debole, perché spesso i candidati stabiliscono piani di monitoraggio basandosi quasi esclusivamente sulle informazioni raccolte dai questionari per gli agricoltori. Un riferimento a reti di monitoraggio esistenti è spesso incluso in tali piani di GS, ma senza alcuna specifica o riferimento a tali reti. Per colmare queste lacune, l'Unione europea nel 2004 ha istituito un gruppo di lavoro per individuare le modalità, i dati e le informazioni necessarie, così come le norme da prendere in considerazione durante la pianificazione del monitoraggio, e allo stesso tempo ha chiesto agli Stati membri di effettuare una rilevazione delle reti di monitoraggio utili per il controllo dei rischi connessi con l'emissione deliberata nell'ambiente di OGM sul loro territorio. L'Italia non ha risposto a questa richiesta. Le azioni A2 e C2 di questo progetto rappresentano un tentativo di rispondere ai requisiti delle norme EU.
L'azione si è sviluppata lungo due percorsi paralleli: la prima dedicata allo studio delle pratiche di monitoraggio adatte per il monitoraggio specifico, testate nelle nostre aree di studio, e la seconda dedicata all'analisi delle reti di monitoraggio agro-ambientali presenti in Italia.
I risultati di queste azioni sono state:
  1. monitoraggio caso-specifico: i nostri due casi-studio erano il mais resistente agli insetti e il colza tollerante agli erbicidi. Gli scenari di rischio si sono concentrati quindi rispettivamente sui potenziali effetti negativi, nei campi agricoli e nelle aree naturali, sugli organismi non bersaglio (per il mais) e sulla comparsa di infestanti causata dal flusso genico (per il colza). Per il mais resistente agli insetti, sono stati identificati come organismi non bersaglio farfalle e coccinelle: la resistenza agli insetti infatti è una caratteristica che deriva dall'espressione delle proteine ​​della classe Cry, che hanno effetti insetticidi contro alcuni parassiti (es., la farfalla piralide). Le proteine ​​Cry sono diverse e hanno effetti diversi su diversi insetti bersaglio. Studi di letteratura scientifica hanno dimostrato tuttavia che possono verificarsi effetti anche su altre specie di insetti non bersaglio, all'interno dell'ordine dei Lepidotteri e della famiglia dei Coccinellidi. Per questo motivo, ma anche perché questi organismi sono coinvolti nelle catene trofiche del mais , e perché i metodi di campionamento sono semplici ed economici, abbiamo selezionato farfalle e coccinelle come bioindicatori di potenziali impatti sugli organismi non bersaglio. Abbiamo quindi effettuato i campionamenti  in tre stagioni consecutive (2010, 2011 e 2012), da marzo a settembre, ogni due settimane, intensificato nel periodo di massima fioritura locale del mais (di solito nel mese di agosto). Abbiamo inoltre fatto particolare attenzione a due specie di farfalle, Vanessa atalanta e Inachis io, usate come bioindicatori perché sono molto sensibili ai cambiamenti esterni. Queste specie utilizzano l'ortica come pianta nutrice, quindi abbiamo concentrato la nostra attenzione sulla presenza di questa pianta nel periodo di massima fioritura del mais, e sulla presenza delle larve di queste farfalle. In base ai nostri studi, possiamo dire che farfalle e coccinelle possono essere utilizzate come indicatori di impatto sull'ambiente naturale e agricolo, mediante la stima delle popolazioni e la presenza/assenza di alcune specie particolarmente sensibili. In relazione a questo ultimo punto, bisogna però prestare particolare attenzione alle specie sensibili selezionate. Le due scelte da noi, Vanessa atalanta e Inachis io, possono essere usate come bioindicatori nelle aree del nord Italia, dove c'è abbondante presenza di ortica nel periodo di fioritura del mais; al contrario, non possono essere utilizzati come bioindicatori nelle regioni del sud e del centro Italia perché l'ortica nel mese di agosto è in gran parte secca e quindi non può fungere da pianta nutrice. In questi casi, per esempio, essendo più prevalente il cardo ai bordi del campo agrario, si può ipotizzare l'uso di un'altra specie di farfalla come indicatore, la Vanessa cardui. Nel secondo caso-studio, abbiamo dovuto selezionare e quindi eseguire un'attività di monitoraggio adeguato per verificare la presenza di potenziali effetti legati al colza tollerante agli erbicidi. E' stata studiata la potenzialità da parte del polline di colza coltivato di impollinare varietà di crucifere selvatiche, determinando così un flusso genico. Questo effetto è particolarmente importante se il colza resistente agli erbicidi trasferisce questo tratto alle selvatiche, creando le cosiddette "super-infestanti". L'attività di monitoraggio più appropriato in questo caso è il controllo delle specie selvatiche ai bordi e nelle vicinanze del campo, in particolare delle specie affini al colza, attraverso indagini floristiche in corrispondenza del periodo di fioritura, connesse con la registrazione dei principali parametri meteorologici (temperatura minima, massima e media, umidità relativa, velocità e direzione del vento, precipitazioni). Dalle indagini floristiche, effettuate ai bordi del campo e comunque a distanze potenzialmente raggiungibili dal polline di colza (più o meno 100 m), abbiamo osservato che tale attività di monitoraggio può essere effettuata tramite i normali controlli necessari in agricoltura (controlli sanitari), a condizione che il personale sia adeguatamente formato sulle specie selvatiche affini e potenzialmente interfertili al colza nella zona interessata. Questa attività di monitoraggio è relativamente semplice ed economica, in quanto si può includere in attività normalmente effettuate. In caso di ricerche più specifiche, quali la quantificazione del flusso genico di colza, l'attività di monitoraggio è più complessa e costosa, in quanto richiede tecniche di analisi specifiche come l'analisi molecolare.
  2. sorveglianza generale: il nostro scopo era individuare le reti di monitoraggio agro-ambientale presenti in Italia (vedi tabella 1), e successivamente valutare e verificare la loro applicabilità, come tali o con modifiche, al monitoraggio degli OGM. I criteri minimi che queste reti dovrebbero avere per l'applicabilità agli OGM sono: le attività esistenti coprono settori ambientali rilevanti per gli OGM, o possono essere estese per includere le aree di interesse; le attività esistenti coprono i parametri rilevanti per gli OGM, o possono essere estese per coprire l'insieme dei parametri/indicatori; il campionamento dei programmi di monitoraggio esistenti può essere combinato con quello per gli OGM, al fine di ridurre i costi; le attività esistenti consentono il monitoraggio ambientale a lungo termine e si svolgono a intervalli di tempo rilevanti per gli OGM; le attività di monitoraggio vengono effettuate sulla base di un protocollo standardizzato, in modo che i dati raccolti siano coerenti ed uniformi. Tramite il raffronto tra le caratteristiche delle reti individuate con i criteri elencati, possiamo concludere che: 4 reti sono applicabili al monitoraggio degli OGM così come sono; 7 sono applicabili previe opportune modifiche; 2 non sono applicabili neanche con modifiche; altre 2 sono ancora in fase di attivazione per cui non è possibile attualmente dare un giudizio in merito. Per ulteriori informazioni vedere gli Approfondimenti a fondo pagina.

 

Tabella 1. Elenco delle reti agro-ambientali esistenti in Italia

Qualità delle acque LTER (Long Term Ecosystem Research Network)
Qualità dell'aria MITO 2000 (Monitoraggio Ornitologico Italiano)
Pollnet Rete degli Osservatori Nazionali della Biodiversità
RAN (Rete Agrometeorologica Nazionale) Network Nazionale sulla Biodiversità
BeeNet Servizi Fitosanitari in Agricoltura
CONECOFOR (Controlli negli Ecosistemi Forestali) IPHEN (Italian Phenological Network)
GLORIA (Global Observation Research Initiative In Alpine Environments) Network Nazionale di monitoraggio della biodiversità e della degradazione del suolo
Inanellamento

 

Approfondimenti:

Tabella finale riassuntiva applicabilità reti

Tabella finale dettagliata applicabilità reti

Immagine riassuntiva valutazione finale

Database finale reti di monitoraggio

Schede dettagliate reti di monitoraggio